Scheda Definitiva




ИмеScheda Definitiva
Дата на преобразуване10.12.2012
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ТипДокументация
източникhttp://www.scritturacollettiva.org/files/L30_casedagap_DEFINITIVA.rtf
Scheda Definitiva

L30 - Milano: “case da gappista”


Descrizione


1. Niguarda, quartiere alla periferia di Milano.

Il quartiere è composto da cascine, campi, prati e sulla strada principale verso Milano con una serie di case di ringhiera costruite dalla cooperativa edificatrice di Niguarda fondata da lavoratori nel 1894 per dare alloggi moderni agli operai del vicino Calzificio Sant' Agostino ma anche agli operai della Stalingrado d’Italia, Sesto San Giovanni. Operai della Breda, Pirelli, Falk ed altre fabbriche abitano le case.

Le case degli operai di Niguarda sono nate accanto alla chiesa e la casa padronale e sono poste in mezzo fra le poco distanti fabbriche di Sesto e l’Ospedale Maggiore di Niguarda ed, al di lá di questo, Milano a cui è collegata da anni, prima dei quartieri “fuori dalle mura”, da un trenino che porta verso Nord (Trenino erede del mitico Schigherlin).

Il fiume viene utilizzato per lavare i panni e fare il bagno, ma è giá inquinato dagli scarichi delle industrie tessili dei paesi limitrofi. Le case della cooperativa ed il quartiere sono abitati anche da tanti infermieri e lavoratori dell’ospedale che permettono spesso la fuga di partigiani feriti (famosi casi rocamboleschi di travestimenti da suora…).


Partigiani che sfuggono ai fascisti salendo dal solaio sul tetto sono comuni in queste case della cooperativa, nessuno degli abitanti si sognerebbe mai di denunciare le case utilizzate dai GAP. I Gruppi di difesa della donna possono contare molte sostenitrici fra le donne delle case, donne di estrazione umile con una forte presenza di mogli di partigiani in montagna, in carcere o assassinati


Lo sviluppo degli edifici ha portato balconi di una palazzina ad essere vicinissimi a finestre di quelli accanto collegandoli ulteriormente. Gli ingressi del complesso sono peró su tre vie diverse ai lati apposti del quadrilatero, distanti 5 minuti a piedi, una di queste porta direttamente ai campi coltivati ed alle cascine di contadini solidali alla causa partigiana. Sgattaiolando da una finestra ad un balcone o passando dai solai e dai tetti, la fuga è assicurata.

I singoli appartamenti sono composti da 2 o 3 locali con soffitti alti, adatti ad ospitare famiglie numerose. L’interno delle case è molto simile: gli ingressi dal ballatoio danno sul locale principale, la cucina, mentre le stanze si trovano sul retro con finestre che si affacciano o all’esterno del complesso o sui cortili interni. Le casa hanno arredamenti poveri ma dignitose; in ogni cucina il centro della stanza è occupata da un tavolo e da una stufa a legna per cucinare e scaldare. Le stanze da letto sono composte da letti a castello che sfruttano l’altezza degli ambienti per ospitare famiglie numerose.


2. Case di Ringhiera

Nella zona dei Navigli, e con essa Porta Genova, erano i vecchi opifici e laboratori. Le caratteristiche "case di ringhiera" divise in lotti e appartamenti molto piccoli, ai quali si giunge attraverso una scala che porta ad un ballatoio, una sorta di lungo balcone esterno in comune, lungo il quale si ha accesso alle dimore private. Le singole abitazioni non avevano il bagno all'interno, ma bensì vi era un unico WC esterno in comune, situato nel centro della corte. Alcune case erano semplicemente dormitori con materassi stesi direttamente in terra, coperte di lana ruvida. Cucine economiche in tutte le case alimentate a carbone o a legna. Il mobilio era essenziale, tavoli in legno, cassoni, panche e sedie, tavoli con piani in marmo bianco e cassetto, dispense a due ante e cassetti, toilette con specchiera e ciotole smaltate, letti con spalliera in ferro battuto o in legno, catini per raccogliere l’acqua, un’unica pentola capiente, utensili in legno, secchi di peltro usati dalle donne per andare a prendere l’acqua, alle finestre tende leggere e scuri esterni in legno, o scuri in legno interni incernierati sul montante delle finestre. Divani: sedili bassi e lunghi a due o tre posti (tipo canapé). Lampadari in ferro battuto o semplicemente candele. Una madia, alcune volte questa poteva avere un doppio fondo. Grandi fiaschi di vetro per la raccolta dell’acqua, e altri più piccoli. Alle finestre tipiche le tende di stoffa lunghe a coprire i vetri malgrado le persiane aperte, per non lasciar trapelare all’esterno alcun movimento sospetto.


Chi vive in quelle case conduce la solita e normale vita di tutti i giorni per non destare sospetti nemmeno ai vicini.


Alcuni particolari indumenti stesi sotto le finestre davano messaggi precisi: ad esempio le mutande da uomo o le lenzuola confermavano incontri oppure interventi andati a buon fine.



  1. 3. Appartamento minuscolo, sottotetto di un palazzo vicino alla stazione Bullona delle Ferrovie Nord, tra la Stazione e Corso Sempione:

Non è una casa, quanto un rifugio per nascondere fuggitivi di ogni sorta. Non è abitato da nessuno, se non dal fuggiasco di turno. Un monolocale nel vero senso della parola, un sottotetto di venti metri quadri con splendida vista sui binari e sulla stazione. Molto poco illuminato, con un solo abbaino che permette però di saltare sul tetto, in caso di necessità (fuga, perquisizione). Un materasso buttato a terra, un vecchio comodino e un treppiede con un lavello sono l'unico arredamento.


Comparse


1. Niguarda:


La Maria e i suoi 6 figli. Cinquantatre anni, infermiera del vicino ospedale Maggiore. Una matrona sia nel fisico che nel comportamento. Amata da tutti per la sua disponibilitá e bontá. Comunista convinta fa parte dei gruppi di difesa della donna, il marito ucciso dai fascisti nel 1932. Ospita spesso partigiani nella bilocale in cui vive. La finestra della camera seminascosta dai letti a castello è ideale per le fughe.


Attilio. Calzolaio che abita accanto alla bottega nel cortile delle case di ringhiera. Ha la porta d’ingresso accanto al portone ed un cane addestrato ad abbaiare solo a comando, quando i fascisti entrano nel palazzo per un rastrellamento.


Ernesto. Operaio della Pirelli antifascista, membro dei GAP, disabile dal lavoro: ha perso un braccio sotto una pressa. Abita la casa il cui ballatoio si affianca alla finestra della Maria. Ha il sonno leggerissimo e vestiti pronti per i fuggitivi.


Ninetta: florida quarantenne vedova proprietaria di una delle case: vive di servizi di pulizie presso gli aristocratici e i ricchi. Si occupa della spesa, del pane e stende gli abiti a seconda dei messaggi che deve dare agli altri proprietari delle case.


Giulio: ragazzino di appena 10 anni che vive come un’avventura ciò che silenziosamente osserva svolgersi davanti ai suoi occhi


Le lavandaie con i mastelli pieni di biancheria. (Un luogo caratteristico è il "vicolo delle lavandaie", dove ancora oggi si trovano le pietre adoperate in passato dalle lavandaie della zona per la lavatura a pagamento dei panni in un canaletto la cui acqua proveniva dal naviglio accanto).


Note


- Non c'è niente di più tipico di una casa di ringhiera milanese. In base al periodo in cui si svolge la storia, nella cascina sul Naviglio Pavese la nebbia potrebbe giocare un ruolo psicologico importante, di calmante per gli animi stanchi, una fuga temporanea per rigenerarsi.

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